dicett’ ‘o pappec’…

dicette 'o pappece 'nfaccia 'a noce : ramme tiempo ca te spertoso.

"Con una paziente opera di penetrazione anche un essere infinitesimale può riuscire nel suo intento."

conversazione

Salvatore Testa e Carmine Maturo


Salvatore Testa, toro, napoletano doc ma senza medaglie , è nato il 1° maggio del 1948 al borgo S. Antonio Abate. Il caso gli ha evitato d'incontrare Carmine Maturo anche da ragazzo. Oggi giornalista professionista è responsabile della sede regionale per la Campania dell' AGI (Agenzia Giornalistica Italia) .

Carmine Maturo, toro, è nato il 13 maggio del 1959 al borgo S. Antonio Abate . Non si ricorda di Salvatore Testa quando girovagava nel suo quartiere, forse perchè aveva ancora i pantaloncini corti. Oggi , presidente di Neapolis 2000, è dirigente e responsabile nazionale "Turismo di Qualità" di Legambiente.


Questa intervista, pubblicata nel maggio 1999 con il titolo "dicett' 'o pappec'", nasce da un incontro informale con alcuni soci del circolo "Neapolis 2000" i quali, nel corso della conversazione, mi hanno incaricato di condurre un'intervista con il loro presidente in occasione del suo quarantesimo compleanno.
E' nata così l'idea di una Conversazione "sul campo" che si è estrinsecata, tra progetti realizzati, sogni nel cassetto e iniziative in cantiere, durante una passeggiata nel Bosco di Capodimonte, il polmone verde della città oggetto di particolari attenzioni da parte dell'ambientalista, ed in successivi incontri presso la sua abitazione nella zona del Museo, sesto piano senza ascensore, scalini alti che tagliano le gambe e mozzano il fiato.


Carmine Maturo lo conosco bene, da anni, non tanto per il fiume di comunicati che praticamente da sempre inondano la mia come le altre redazioni, ma per averlo incontrato più volte ed essermi spesso soffermato con lui su tematiche care ad entrambi: ambiente, la qualità della vita, il verde, la tutela e valorizzazione del patrimonio artistico-culturale, la pedonalizzazione del Centro Antico, le periferie abbandonate.


L'attuale casa di Carmine è una casa napoletana, nel senso che è il tipico prodotto della stratificazione urbanistica che ha caratterizzato la storia plurimillenaria di questa città e che ne fa un unicum al mondo.


Per arrivare all'ingresso devi attraversare un terrazzo. Poi ti immergi in due camere contigue, ricavate in quella che un tempo era una lavanderia, invase dalla confusione tipica del single dalle mille idee, dalle mille iniziative.


Il verde, colore dominante di pareti e arredi, riesce fin anche ad addolcire il chiasso delle pile irregolari di libri e giornali, di fogli sparsi su sedie, cassapanche e mobili, di oggetti disparati non solo nelle due stanze, ma ancora di più in cucina e nel bagno. Su tutto campeggia un pulcinella, simbolo stavolta in positivo del signore della casa, con accanto una scatola di "aria di Napoli" anch'essa destinata a rimanere un reperto eccezionale perché porterà nel futuro uno sbuffo del vecchio millennio. E poi, un Buddha incorniciato, un Ganesh raffigurato su un drappo, elefanti e animali di varie misure, un forte odore di incenso che si sposa con il delicato aroma del caffè che proviene dalla macchinetta rigorosamente napoletana.



Dai i primi calci ad un pallone di gomma nei vicoli e nei cortili della vecchia Napoli; quand'è che ti scopri ambientalista, quando le auto, con il boom della motorizzazione, cominciano a sottrarre lo "spazio vitale" ai bambini del tuo quartiere?


Ho giocato pochissimo al calcio, i miei giochi preferiti erano le corse, l'acchiappabandiera, il nascondino (noi lo chiamavamo in tantissimi modi: 31 pigliatutto, te liscio e te foca...), il lampo, la campana, il gioco del marciapiede o i quattro cantoni, la cavallina (uno in punta la luna, o' re me ne saglio 'o re), le sette pietre, le biglie, i tappi..., tutti rigorosamente in strada o nei cortili all'aperto.


Sono nato nel Borgo di Sant'Antonio Abate, mio nonno (Carmine Maturo) era un agiato commerciante, gestiva con i suoi due figli maschi una panetteria e un cinema affollatissimo di ragazzi soprattutto al mattino e alla domenica.


Qualche anno dopo la mia famiglia si trasferì nel quartiere S. Carlo all'Arena - zona S.Maria degli Angeli alle Croci - dove ho vissuto fino a venticinque anni, quando ho deciso di andare a vivere per conto mio.


Ricordo che i miei genitori non volevano farmi giocare per strada e qualche volta che la spuntavo avevo l'autorizzazione a giocare o per le scale di Via Michele Tenore o in uno slargo (mmiez' o' largo) dell'omonima strada, perché in quei luoghi non sfrecciavano le auto.

Questi due luoghi hanno segnato il percorso della mia storia ambientalista: lo slargo è stata la mia prima battaglia (infatti, attualmente è una piccola area verde), per quanto riguarda le scale sono impegnatissimo, e in questo mi dai una mano insieme ad altri amici in di un Comitato Recupero Scale di Napoli.


A venticinque anni comincia la tua battaglia personale per l'ambiente e per la tutela del patrimonio artistico e culturale della città. In quel periodo comincia ad affermarsi a Napoli il cosiddetto partito trasversale della PD2 (Pomicino-De Lorenzo-Di Donato), non ti sei mai sentito un Don Chisciotte contro i mulini a vento?


Il mio lavoro è stato di costruzione lenta, di proposta, si potrebbe dire di "coscientizzazione". In quel periodo occorreva spiegare che le promesse fatte dai politici del tempo di soluzioni a problemi atavici della città (disoccupazione, degrado urbano, traffico e perfino la criminalità) nascondevano un altro fine: quello di costruire le loro fortune personali e non risolvere le vere problematiche napoletane.


Era necessario far capire che gli altisonanti nomi dei loro progetti nascondevano solo una montagna di cemento da riversare sulla città.
Erano progetti rispetto ai quali la maggior parte dei cittadini era all'oscuro di tutto, con il pericolo di trovarsi in una città completamente cambiata.


Come tanti altri, ho contribuito, attraverso varie iniziative, ad avviare un percorso che si poneva l'obiettivo di costruire un nuovo modello di sviluppo cittadino dove far riequilibrare i tempi storici con quelli biologici e far trovare spazio alla solidarietà, alla socializzazione, alla riqualificazione del tempo, all'autoproduzione culturale.
Forse ci stiamo riuscendo, anche se non è ancora il tempo di compiacersi.

Sempre parlando di quel periodo, ti ha dato più soddisfazione lottare contro un habitat politico-istituzionale sostanzialmente contrario alle tematiche ambientaliste, in un tessuto urbano, tra l'altro, ancora poco sensibilizzato, o, nella Seconda Repubblica, poter portare avanti progetti di più ampio respiro sapendo di poter contare su interlocutori maggiormente attenti?

"Neapolis 2000" progetto per una città nuova era ed è un'idea-progetto che sotto forma di associazione punta non solo ad avere una città più pulita e meglio organizzata, con trasporti efficienti, con più verde, senza smog e inquinamento, ma anche contribuire alla realizzazione di città "civile", la città dei cittadini, che sa affrontare e superare il disagio e la solitudine, che sa dare il senso di appartenenza e la voglia di partecipare.
"Neapolis 2000" vuole essere un progetto aperto, in evoluzione insieme ai cittadini e ai loro bisogni, per questo, credimi , c'è ancora tanto da fare.


All'inizio della tua attività hai dato molto più spazio ai problemi delle diverse etnie presenti nella Regione, poi hai abbandonato questa tematica...


Devo contraddirti, "L'unità nella diversità" è stato lo slogan che ha accompagnato tutte le mie iniziative, è un'idea in cui credo e cerco di applicare questo concetto in ogni occasione.
E' comunque un problema che è stato affrontato solo marginalmente e nelle emergenze. Va invece visto, in tutta la sua globalità, non in un'ottica di convivenza ma in quella di una futura società veramente multietnica. In questo porto avanti l'impegno non solo dell'associazione ma anche come singolo.


Mirella Baracco e Antonio Bassolino, due modi, in fondo, sostanzialmente diversi, anche se convergenti, di intendere il futuro della città. A chi ti senti più vicino e perché.


Ripeto "l'unità nella diversità" è un concetto in cui credo veramente e per dimostrarti che funziona voglio farti un esempio concreto.
Una delle battaglie condotte da Neapolis 2000 è stata quella dell'ex Cimitero degli Inglesi in Piazza S. Maria della Fede.


Era il 1986-87, l'ex cimitero era l'unico spazio verde di quel quartiere, tanti i progetti e come al solito, c'era chi voleva farci un bel parcheggio o peggio c'erano dei fantomatici ambientalisti che volevano quello spazio per farci la loro sede. "Neapolis 2000" concentrò la sua attenzione su quel giardino, la battaglia fu dura e lunga: dalle iniziative con le scuole, all'incatenamento ai cancelli fino in Consiglio Comunale; finché il convincimento fu generale, quel giardino aveva bisogno solo di un restauro e di null'altro. Fu allora che intervenne Mirella Baracco, contattò la circoscrizione, la Soprintendenza ai B.A.A. e con il coinvolgimento dei GEPI, creò le sinergie e il quartiere ebbe il suo piccolo giardino.


Ecco, come vedi c'è un'inconsapevole convergenza, l'uno senza l'altro non avrebbe mai recuperato quello spazio verde.
Esempi come questi ce ne sono tanti, anche per Bassolino, basta ricordare quando l'Amministrazione Comunale era in stato di dissesto finanziario e non poteva spendere soldi per l'estate a Napoli. Fu allora che assieme aa Attilio Wanderlingh di Intra Moenia e ad altre associazioni costituimmo l'Associazione "Festival del Centro Antico" per contribuire al rilancio turistico-culturale della città.


Avemmo un incontro con il Sindaco e fu fatta anche una Delibera di adesione al "Festival" a dimostrazione che la nostra iniziativa andava nella stessa direzione dell'Amministrazione Comunale. Per due anni furono organizzate visite guidate, apertura di strutture monumentali serali, concerti, animazione, spettacoli... tutto a spese dell'Associazione; o meglio, come diceva Bassolino, a "costo zero" per l'Amministrazione. Quei due anni furono i primi anni del cosiddetto rinascimento napoletano.
...a chi mi sento più vicino ? Alla parte più ambientalista di entrambi.


Perché il progetto "Festival" è stato abbandonato?


Sicuramente perché l'associazione non riuscì più a sostenere le spese. Comunque, il "Festival" è stato utile ad attivare processi di emulazione, il risultato è sotto gli occhi di tutti.



Non hai mai avuto la sensazione, in tutti questi anni, che le politiche dei movimenti ambientalisti siano state condotte in modo eccessivamente parcellizzate, anche con divisione tra i vari gruppi, e senza una visione globale della tutela dell'uomo nel suo habitat?



Il motto di Legambiente è: "Pensare globalmente, agire localmente". Legambiente a Napoli è presente sul territorio con sei circoli territoriali più il comitato regionale e già questo rappresenta un esempio di coordinamento fra varie forze ambientaliste presenti sul territorio cittadino .
E' vero una certa parcellizzazione c'è ma è fisiologico quando si "inciampa" in situazioni elettorali; in ogni caso, sui grandi temi ambientalisti, come il traffico e il verde urbano, il lavoro di gruppo delle associazioni, che si manifesta attraverso la costituzione di coordinamenti, prevale sempre su tutte le sigle o personaggi.


Il 1997 sembra essere il tuo anno migliore, con impegni che spaziano su uno spettro molto più ampio del periodo precedente, dalla musica ai monumenti, alla lotta all'inquinamento al recupero del senso civico. Non c'è, nella tua storia, un tentativo di intervento delle tradizioni etnico culturali. Una lacuna o una vera scelta?


Conosci il vero logo di "Neapolis 2000" prima dell'adesione a Legambiente?
Il pulcinella che va a cavallo, riferimento alla tradizione culturale di Napoli; la maschera napoletana, accoppiata al cerchio, simbolo solare e all'emblema della vecchia Napoli, il cavallo rampante.


Questo per dirti che fin dal primo momento "Neapolis 2000" ha inteso contribuire al recupero e alla valorizzazione del nostro immenso patrimonio che è fatto sì di arte, storia, cultura e natura, ma anche di folklore, artigianato e gastronomia.


Le ultime due iniziative su questo tema che ho promosso con la collaborazione di tanti amici sono: la pubblicazione della "Guida alle sagre della Campania" curata da Raffaella Landolfo, finanziata dai Fratelli Ferrante edizioni M. D'Auria per Legambiente e la fondazione dell'associazione denominata "Neapolitan day".
Quest'ultima si pone l'obiettivo di indire una giornata in cui i meridionali sparsi in tutti il mondo possono ritrovarsi, anche insieme alla comunità locale, per riscoprire e valorizzare la cultura, la storia la tradizione del sud Italia e per rilanciare la necessità di una migliore aggregazione urbana.
Come puoi costatare non c'è alcuna lacuna.


"Neapolitan day" sembrava una bella iniziativa, che si poteva collegare anche al progetto annunciato, ma mai realizzato, del Comune "Tornano 'e bastimenti". Però, dopo un inizio incoraggiante, non se n'è più parlato. E' venuto meno il consenso da parte della gente o, ad un certo momento, ti è sembrata un'impresa titanica e hai deciso di abbandonarla?


Su internet all'indirizzo http://www.netway.it/napoletanita/neapolis trovi un form attraverso il quale i napoletani e i meridionali di tutto il mondo possono segnalare quale dovrebbe essere per loro il "Neapolitan day". Sono centinaia coloro che ci hanno risposto e che hanno indicato il giorno più adatto per festeggiare la napoletanità nel mondo.


Questo vuol dire che l'iniziativa è viva, non è stata abbandonata, continua a covare sotto la cenere e si sta preparando al momento decisivo.


Da quando abbiamo fondato "Neapolitan day" il nostro unico obiettivo è stato quello di trovare consenso fra i meridionali nel mondo. Devo ammettere che ci sono delle difficoltà, che credo abbia incontrato anche il Comune: per gli emigrati essere italiani conta di più che essere napoletani e indire una giornata di festa della napoletanità potrebbe rompere un equilibrio all'interno delle comunità degli italiani all'estero.


Il nostro passo successivo sarà quello di rendere pubblico il sondaggio della scelta del giorno della napoletanità. Poi coinvolgere le Istituzioni.


Anche a Napoli ci sono "mostri" di cemento che andrebbero abbattuti come quello del Fuenti, eppure, non sembra che su queste problematiche Legambiente abbia mai spinto sull'acceleratore...


Lo scorso anno, sulle pagine de "La Nuova Ecologia" Renzo Piano affermò che Palazzo Ottieri in Piazza Mercato era un "Mostro" da abbattere. L'ufficio stampa di Legambiente Campania riprese la dichiarazione del noto architetto e "lanciò" un comunicato stampa che sosteneva l'idea dell'abbattimento del Palazzo. Ebbene, a parte tutto il dibattito che si aprì su questo caso, l'iniziativa più eclatante fu la costituzione di un "Comitato contro l'abbattimento del Palazzo Ottieri". Pensa, un "Comitato contro l'abbattimento" prima ancora della costituzione di un "Comitato per l'abbattimento".


In città non ci sono casi come quelli del Fuenti, e comunque, voglio ricordarti le "ronde" anti-abusivismo organizzate nei periodi estivi da Legambiente e dalla Soprintendenza.
Intanto si parla dell'abbattimento del mostro di cemento in Piazza Cavour se ciò accadesse realmente, sarebbe un segno tangibile dei risultati conseguiti dalla cultura ambientalista.


Vivibilità a Napoli non è solo togliere il traffico dalle strade, ma anche garantire la possibilità di movimento ai cittadini. Perché avete continuato a battervi solo sulla prima parte del problema, dimenticandovi che mezza città, soprattutto gli studenti, viaggiava ammassata sugli autobus e che il servizio pubblico non era assolutamente all'altezza degli abitanti?


La mobilità pubblica è una condizione necessaria per far rivivere la città. Il traffico e l'inefficienza dei trasporti non solo genera inquinamento acustico e atmosferico, ma soprattutto rende tutti meno liberi: ci sequestra il tempo di vita, incentiva la solitudine, aumenta l'aggressività e la nevrosi.

Non abbiamo mai tralasciato questo aspetto anche se siamo convinti che all'origine la paralisi della mobilità è causata dall'abuso dell'automobile privata per gli spostamenti urbani.
Sicuramente un grosso contributo alla mobilità verrà dalla metropolitana quando raggiungerà il centro. E' un'opera che richiede i suoi tempi, ma, si poteva arrivare ad una sorta di "patto con la città" prevedendo la chiusura di strade per accellerare i lavori.


Sempre in tema di vivibilità cittadina, questa è forse la città italiana più rumorosa. Al di là delle più o meno iniziative di denuncia e sensibilizzazione di cittadini e istituzioni , non è mai stata fatta una vera e propria campagna di contrasto al fenomeno chiedendo, tra l'altro, un maggiore e reale impegno delle forze dell'ordine per punire gli abusi...


Credo che fino ad oggi gli unici dati sull'inquinamento acustico a Napoli, a parte qualche sporadica iniziativa istituzionale, sono quelli del Treno Verde di Legambiente che ogni anno compie tappa anche nella nostra città.


A parte questo dato non secondario, voglio sottolineare il nostro impegno per l'educazione ambientale rivolto alle scuole.


La Scuola Media S. Maria di Costantinopoli, ad esempio, con la collaborazione del circolo "Neapolis 2000", qualche anno fa, con il progetto di educazione ambientale di Legambiente - Lavori in Corso - adottò il rumore. I ragazzi cominciarono a contare il rombo degli aeroplani che passavano sulla scuola e il rumore dei cortei. Scesero per strada e sistemandosi agli incroci nelle vicinanze della scuola, si trasformarono in vere centraline "conta clacson". Tornarono in classe, assemblarono i dati, organizzarono una mini-conferenza stampa e i dati furono riportati da alcuni quotidiani locali. In seguito l'Assessore all'ambiente fu chiamato dalla Procura della Repubblica per chiarimenti. Ecco, sono le piccole iniziative a dare forza alle grandi questioni.

Attualmente il Comune si da dando da fare su questo tema e anche Legambiente, assieme al WWF, all'ASL 1 di Napoli, Università degli Studi di Napoli Federico II - Dipartimento Neuroscienze e della Comunicazione Interumana, per una serie di attività di informazione e formazione sul problema dell'inquinamento acustico.


Negli ultimi quindici anni si è fatto moltissimo nell'opera di recupero e valorizzazione del "tesoro" costituito dal patrimonio architettonico-monumentale di Napoli, passi da gigante si sono fatti anche nella sensibilizzazione dei cittadini e, soprattutto dei giovani. Ritieni che oggi ci sia veramente e che ci si possa guardare con ottimismo al futuro?


Il recupero e la valorizzazione dovevano essere anche un volano per l'economia della città. Alcuni passi in questa direzione sono stati fatti. Ad esempio tanti bar con tavolini e tanti gadget su Napoli un tempo non si vedevano in giro. C'è ancora tanto da fare. Ad esempio il piano del colore che darebbe lavoro a tante imprese edili; oppure la promozione di cooperative porta-pacchi con macchine elettriche nelle zone pedonalizzate; o ancora cooperative per la gestione dei bagni pubblici (ce ne sono tanti chiusi: Piazza Dante, Piazza Cavour, Piazza Carlo III, i sottopassi di Via Diaz, i sottopassi di Piazza Municipio...).

Credo che al futuro si potrà guardare con ottimismo solo se il recupero e la valorizzazione diventano una risorsa produttiva per tutti.


Napoli, però non è solo centro storico. Pur avendo dedicato spazio, nelle vostre manifestazioni alle periferie non c'è mai stato un progetto complessivo per il recupero del degrado in questi quartieri...


Legambiente in periferia è presente con tre circoli territoriali: la Gru di Scampia, S. Pietro a Patierno, Bagnoli Fuorigrotta questo per dire che la nostra presenza è costante in queste zone.


Per quanto riguarda i progetti, Legambiente ha da sempre dato priorità nelle sue attività all'analisi dei temi urbani connessi alla risoluzione dei problemi sociali ed ecologici. In questa direzione Legambiente Campania ha inteso promuovere in collaborazione con la Fondazione Ecoterra di Praga e con l'Università di Praga un Progetto che, attraverso il confronto di esperienze culturali e scientifiche intende individuare interventi strategici di riqualificazione.


Il mare, un risorsa o una promessa non mantenuta?


"Il mare, il mare, il mare sta semp' là. Tutto spuorco chin' 'e munnezz'..." per dirlo alla Pino Daniele. L'Amministrazione comunale adesso ha anche un Assessore al Mare che da un pò di tempo ha anche un badget e del personale. Mi auguro che questo sia un primo passo sia da auspicio al recupero del nostro Golfo. Intanto Goletta Verde ci sarà anche quest'anno a monitorare lo stato di salute delle nostre acque.


Come napoletano ti senti più vicino alla città raccontata da Viviani, a quella di Eduardo o a quella di Bennato?


A Viviani quando dice più o meno così: "No nun' è state à sentere e canzone, stu mare è celeste e o cielo è d'oro. Ma nun se canta e se fà sempe ammore... Si vui vulite bene overo a stu Paese, venite appriesso à mme pe' strade antiche e, invece 'e cammenà vicino o mare parlate cu chi soffre e chi fatiche" ; A Eduardo con la sua "adda passà a nuttat'" e a Bennato quando guarda Nisida e Coroglio come ricchezze della città.


C'è stato un momento in cui ti ha preso lo sconforto per qualcosa che non hai potuto portare a compimento o hai, addirittura, pensato di mandare tutto all'aria?


Si quando il protagonismo e l'arrivismo di alcuni ha prevalso sulle idee di tanti.


Nei tuoi primi quarant'anni c'è una persona alla quale senti di dover dire "grazie"?


Si, a tutte le donne della mia vita: mia madre, le mie sorelle, le mie nipotine, le mie compagne, il mio spirito guida. Sono quelle che mi hanno formato, mi hanno dato gli stimoli ad andare avanti. Sono così anche grazie a loro.


Per finire facciamo un gioco, come una partita di ping pong, io scelgo un tema e tu mi rispondi con una tua iniziativa corrispondente o alla quale hai collaborato.


New Age

"La Raccolta", un coordinamento Campano dei Centri Naturali e spirituali che lavorano per una nuova era nell'età dell'acquario, per un certo periodo ho coordinato la segreteria.

Artigianato

Con Angelo Scudieri ho fondato Progetto A.G.O.R.A. che è la sigla di Artigianato, Gruppi, Organizzazioni e Realtà Alternative.

Bambini

Associazione "Ragazzi di Neapolis 2000", Vacanze in Natura, progetti di educazione ambientale.

Turismo

Il mio incarico attuale assieme a quello dei Beni culturali in Legambiente Campania.

Alimentazione Naturale

Natural...mente, il primo bar naturale a Napoli, era un circolo ARCINOVA e CITS in Via Francesco de Sanctis.

Napoletanità

"Neapolitan day"

Spettacoli

"Festival del centro Antico"

Antiquariato

Mostra dell'Artigianato in Via Costantinopoli

Musica

Ho collaborato al progetto culturale di tre compilations:"Song 'e Napoli", "Alba Mediteranea", "'O Cuorp' 'e Napoli".

Restauro

Sono stato fra i fondatori del Comitato per il Recupero del Corpo di Napoli assieme Nino Masucci, gli eredi della Cappella Sansevero e a numerosi cittadini. Inoltre con l'Associazione Brancaccio, i Rotaract e i Leo abbiamo restauratola parte basamentale della Guglia dell'Immacolata in Piazza del Gesù.

Comunicazione

Quattro anni responsabile ufficio stampa Legambiente Campania.

Beni Culturali

Tutte le edizioni della campagna "Salvalarte" di Legambiente in Campania.

Scuola


Due anni responsabile settore scuola di Legambiente Campania.

Cittadinanza attiva

Premio alla Virtù Civica di Legambiente Napoli d.o.c. (Napoli dint' 'o core) in collaborazione con il Mattino.


Astronomia


La notte di S.Lorenzo, uno "star party" contro l'inquinamento luminoso.

Maggio dei Monumenti

Maggio in Campagna, Scale di Maggio.

La Nuova Napoli

La messa a dimora del "nuovo pino di Napoli", un simbolo che crescerà assieme all'immagine della Nuova Napoli. L'iniziativa fu organizzata con Napolimania, Comune di Napoli e la Forestale.


Ho capito, potremmo andare avanti all'infinito.... un'ultima domanda, il tuo sogno nel cassetto per i secondi quarant'anni?


Questo è un segreto, lo conosce solo il mio spirito guida. Posso confessarti che sto per acquistare una cassettiera.

Per riporvi libri e giornali?
... ... ...